ISPIRA

BUFFON, IL BIDONE DI SPAZZATURA E LA NEOCORTECCIA FANTASMA

Anche per chi, come me, non ha un grande amore per il mondo del calcio e per i suoi sfegatati seguaci, è impossibile scansare la quantità di notizie circa la partita Real Madrid – Juventus, vinta dal Real con conseguente solita eliminazione della squadra Torinese dalla Coppa Campioni.
Ho letto qualche articolo e visti un bel po’ di servizi al riguardo ma non la partita: quindi, nessun commento calcistico da parte mia ma, visto che devo sorbirmi i piagnistei dei calciatori e i post inutili dei commentatori filosofi del dopo partita che su Facebook stanno dilagando, ho pensato di trarne, almeno, un piccolo vantaggio. Perciò, ecco alcune riflessioni dal mio punto di vista, quello della comunicazione efficace. I temi trattati, pertinenti alla comunicazione, sono:

  1. La gestione dello stato personale;
  2. La credibilità della fonte;
  3. L’uso del sistema di comunicazione ai tre cervelli.

La prima riflessione riguarda la gestione del proprio stato personale, che poi è il motivo principale per cui con la mia società organizzo, nei percorsi business, corsi dedicati all’intelligenza emotiva e alla gestione del sé nei momenti di stress: quando perdi il controllo, ti escono di bocca cose che, con un po’ più di ossigeno nel cervello, certamente non diresti mai. Lo sappiamo fin da piccoli: se la lezione la sai ma ti agiti, fai scena muta e ti porti a casa un bel 5. Vale anche da grandi: nel mio mondo, sapere le cose e non saperle raccontare per timidezza o nervosismo equivale a perdere un cliente, o un’aula. Quindi, al capitano della Juventus, un 4 senza appello per la pessima gestione del suo stato d’animo: parolacce all’arbitro e un delirio nell’intervista che nemmeno Fedez nei suoi momenti peggiori. “Eh, ma era arrabbiato”, mi diranno alcuni. E io risponderò che è proprio nei momenti di stress che si misura la tempra di un uomo. Ed è proprio da certe figure professionali che ti aspetti cose che dagli altri non ti aspetti. Cioè, se il tizio qualunque può permettersi di perdere le staffe quando vuole (si fa per dire), chi occupa posizioni da leader questo permesso, in pubblico, non ce l’ha. Se un pischello con i primi peli di barba si arrabbia con un partecipante a un corso, ci sta. Se mi arrabbio io, ci sta un po’ meno.

La seconda riflessione riguarda la credibilità della fonte. Chiellini che accusa pubblicamente l’arbitro di essere corrotto, fa sorridere, considerato che gioca in una squadra che ha comprato (dice la sentenza di condanna) più partite di quante io ne abbia mai acquistate quando avevo Sky (e ne ho comprate parecchie). E Buffon che si permette di dare giudizi morali, dopo aver presentato diplomi falsi ed essere stato pizzicato per scommesse quanto meno curiose. Lo stesso Buffon che ha più volte dichiarato che “gli arbitri sono la scusa dei perdenti” e che ha più volte glissato su palesi errori arbitrali che hanno portato vantaggi solo alla sua squadra (spulciando giornali prima di questo articolo, mi sono gustato un gol di tale Muntari, “parato” da Buffon un metro dentro la porta, sul quale non ha mostrato grandissima sensibilità, chiudendo entrambi gli occhi e accettando con garbo il giudizio arbitrale). Vero è che il fatto di aver sbagliato una volta non implica che si debba sbagliare sempre: vero anche che con la coscienza perfettamente pulita si riescono a dire cose più credibili. Sarebbe come se la Boschi tenesse lezioni sull’etica bancaria o Berlusconi scrivesse un libro contro la prostituzione. Insomma: quando comunichi, parla di cose che sai e di argomenti sui quali puoi essere credibile.

La terza riflessione riguarda invece il mediocre uso che Buffon fa della comunicazione ai tre cervelli: visto che le argomentazioni tecniche sono deboli o inesistenti (credo che basti guardare la foto del fallo oggetto della contesa per accettare serenamente il fatto che se il tuo ginocchio è esattamente all’altezza della mascella del tuo avversario, qualcosa non ha funzionato), lui punta tutto sulla pancia: l’arbitro è insensibile, ha il cuore di pietra, è brutto e cattivo. Il problema, in questo caso, è che se esageri con le argomentazioni da cervello limbico senza aver convinto il cervello rettile, quest’ultimo può andare in allarme e attivare la neocorteccia su qualche riflessione. Ad esempio, da un punto di vista semantico, insistere così tanto sulla insensibilità dell’arbitro dichiara implicitamente una più o meno palese convinzione del parlante circa la correttezza della decisione presa. Il rigore, detto da uno che il calcio lo mastica poco, è comunque una questione tecnica, non di cuore. Se il rigore c’è e il cronometro sta ancora andando, il rigore si assegna. Continuare a spostare il focus sulla insensibilità della persone che lo assegna è come lagnarsi per una multa presa guidando contro mano appellandosi alla insensibilità del vigile. È cervello limbico, ma non regge. Quindi, e questa è la lezione, se vuoi fare ricorso al limbico, fai in modo che dopo ci sia un’argomentazione almeno in apparenza ragionevole. Chiudere un discorso solo con frasi da limbico è una mediocre idea comunicativa, forse dovuta alla carenza di ossigeno. Il che ci riporta al punto 1) e all’importanza della gestione del sé.

 

Ps

Mi sto preparando per il live del 27 aprile dedicato appunto alla Mente Vincente, evento fondamentale per chiunque voglia energia e benessere per il suo business vincente. Qui sotto, i dettagli.

Close

Mente vincente per business vincenti

Prezzo di listino 447,00
-11%
Close

Il potere della parola

Prezzo di listino 447,00Prezzo speciale 397,00

Vuoi scoprire i nostri video corsi? Clicca qui!

About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

3 thoughts on “BUFFON, IL BIDONE DI SPAZZATURA E LA NEOCORTECCIA FANTASMA

  1. Gabriele Di costanzo ha detto:

    Anch’io non amo il çalcio anche se guardo la nazionale nei vari eventi condivido

  2. Francesco ha detto:

    Sicuro sicuro di non tifare proprio neanche un pò?

  3. massimiliano ha detto:

    ho letto con piacere, da anti juventino fino al midollo, l’articolo. Da studente (e lo sarò sempre visto che voglio imparare fino all’ultimo giorno) della comunicazione mi domando se questo articolo parta evidenziano un pregiudizio da tifoso (solita eliminazione della squadra torinese)? e non continui poi con una analisi sui fatti contraddetti da altri fatti (condanna di Buffon penale e questione scommesse- sentenze penali sulla juve) personali non direttamente collegati all’accaduto.
    In ultimo poi sia analizza la questione tecnica (fallo).
    Sul contraddirsi e sulla credibilità del personaggio, rimanendo sui fatti della partita, evidenzierei la circostanza che Buffon continuava a ripetere che “il Real aveva comunque meritato il passaggio del turno e che aveva giocato meglio”.. detto questo quale è il problema? Se così fosse… così è stato! La professionalità viene meno poi quando rispetto ad un regolamento asettico e privo di emozioni Buffon fa riferimento al fatto che l’arbitro avrebbe dovuto vedere la partita di andata e giudicare anche rispetto a questa.. Notavo anche l’agitarsi del braccio: sempre lo stesso sia quando esprimeva giudizi negativi sia quando diceva che il Real aveva meritato..
    In ogni caso..ci risentiamo alla prossima eliminazione della juve…presto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *