ISPIRA

IL MISTERO DI BENEDETTA PARODI

In una delle mie rare domeniche casalinghe, grazie (o a causa) di nonne e zie, mi sono ritrovato con Benedetta Parodi e le sue ricette a far da sfondo al primo pomeriggio.

Il primo pensiero latente che ho partorito, ascoltandola con distrazione mentre spiegava come fare pappardelle agli scampi in 8 minuti, è stato: “ma chi è questa demente che parla” e il secondo è stato “ma come si fa a mandare in televisione spazzatura del genere” e il terzo, infine, è stato un vago richiamo a una serie di divinità ancestrali che ogni tanto scomodo quando sono particolarmente annoiato dalla pochezza di taluni esseri umani.

Dopo poco, però, il mio cervello ha iniziato a cercare schemi in quel che stavo ascoltando e mi sono messo ad ascoltare con maggior attenzione. Ed ecco quel che ne ho tratto.

  1. La Parodi(a) parla in modo molto gergale, passando dall’adolescenziale “strabuono” al colloquiale “uffa”. Il che fa imprecare me (e probabilmente alcuni dei miei lettori) ma è perfetto per il tipo di destinatario che quella comunicazione si prefigge di raggiungere.
  2. Oltre a parlare in modo discutibile, la Parodi(a) ha un dialogo interiore (che ci fa la grazia di esporre a voce alta) che ricorda quello di mia figlia (16 anni) quando è alle prese con troppi compiti e pochissimo tempo: parla da sola, sembra costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, impreca verso non meglio definiti soggetti. Ancora una volta, spettacolo imbarazzante per me ma perfettamente in ricalco con sue simili che devono barcamenarsi in pochi minuti fra fornelli, telefono che squilla, figli che chiamano. Comunicazione perfetta. Ciliegina sulla torta, durante la sua ricetta, ogni minuto si sente la voce (simpatica come un gatto attaccato con le unghie alla schiena) di una bambina che continua a darle il conto alla rovescia: mamma??? mancano 6 minuti! Mamma??? Mancano 3 minuti!!! E così via. Situazione che, nel mio caso, avrei risolto con una lobotomia artigianale ma che, di nuovo, rispecchia alla perfezione le migliaia di situazioni simili che ogni giorno migliaia di donne e mamme devono affrontare.
  3. Infine, la Parodi(a) si sporca: urla (in piena crisi isterica) che lei non sopporta fare la maionese (boato del pubblico in sala) e starnazza quando la salsa rosa le macchia il vestitino verde (altro boato del pubblico) e starnazza ancora più forte quando deposita il gamberone nella salsa rosa fatta da lei, infilandoci dentro un dito, non esattamente alla maniera di Master Chef (altro boato del pubblico) ma davvero convincente.

Visto tutto questo spettacolo, mi è chiarissimo come mai la Parodi(a) piaccia: è lo specchio perfetto di chi, come lei, non riesce neanche a pagare a tener la cucina pulita come quella di un Cracco, di chi preferisce comprarla, la maionese e di chi parla il linguaggio normale di tutti i giorni.

Che insegnamenti ne ho tratto? Personalmente, più che altro ho avuto la conferma di cose che spesso predico e scrivo, ovvero:

  1. Quando si comunica, la prima cosa da fare è chiedersi “chi mi dovrà ascoltare”? Leggo ancora troppi siti e ancora assisto a troppe presentazioni scritte solo per leccare l’ego di chi i siti li fa e di chi le presentazioni poi deve leggerle, incurante del pubblico;
  2. La bravura di un grande comunicatore è quella di passare dolcemente dallo stile gergale allo stile aulico, trovandosi a proprio agio in entrambi i contesti: il solo parlar fino va bene per pochi, così come il solo parlar gretto. Le parole giuste, dunque, sono tali anche in base a chi le deve ascoltare;
  3. In public speaking, se sei perfetto ma senza cuore il pubblico ti boccia in modo implacabile, mentre se sbagli qualcosa (e ti umanizzi) ma ci metti il cuore, allora tutto fila liscio. Facciamo il tifo per quelli che hanno le stesse debolezze che abbiamo noi.

 

Detto questo, spero vivamente che non mi ricapiti più di dovermi sorbire la piccola Parodi (neanche la grande, se proprio posso scegliere) e, allo stesso tempo, auguro che quel quarto d’ora di mio imbarazzo possa essere almeno utile a ricordarci che il proverbio “parla come mangi” è sbagliato, è uno dei peggiori proverbi da imparare quando vogliamo comunicare in modo efficace. Il proverbio da imparare è “parla come mangiano”, e questo è quanto.

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About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

One thought on “IL MISTERO DI BENEDETTA PARODI

  1. Davide ha detto:

    Parla come mangiano <3

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