CONTROLLA

IL SEGRETO PER IL COLLOQUIO DI SUCCESSO

Da anni incontro moltissime persone che, a modo loro, decidono di trovare un lavoro. Come me, tanti altri HR hanno un duro compito, quello di verificare nel minor tempo possibile quanto quella risorsa potrà esprimere in termini di performance. Il tempo è scarso: il candidato, pertanto, deve stare davvero attento a una serie di elementi, che sono poi gli stessi elementi cui un HR dovrebbe prestare estrema attenzione.

Vediamoli insieme.

LA PUNTUALITA’
Capire dove sia il luogo del colloquio significa farlo non solo sulle mappe di Google ma anche fisicamente: solo così si avrà modo di capire le reali distanze, i mezzi da utilizzare, la possibilità di parcheggio.
Conoscere luogo, zona e indirizzo serve ad essere in azienda all’orario concordato; arrivare mezz’ora prima è inutile, così come arrivare mezz’ora dopo.

L’APPROCCIO
Se ne sono dette molte a proposito della “stretta di mano”, fatto sta che un saluto saldo (ma non troppo) e un sorriso (sincero), guardando negli occhi (quello che serve) fanno la differenza (con la specifica che se si dovesse soffrire di iperidrosi palmare sarebbe un grosso problema, in un certo qual modo ovviabile, per fortuna).
Niente fumo e niente cibi pesanti cibi pesanti per (almeno) le 24 ore precedenti: l’alito parla da sé.
Stessa attenzione per il vestiario. Il segreto? essere a proprio agio avendo avuto modo di “calibrare” l’azienda: la giacca e la cravatta potrebbero essere troppo, la t-shirt potrebbe essere troppo poco.
In genere l’HR valuta con un principio del tipo “simili con simili” di cui parlerò in uno dei prossimi articoli.

LEI O TU?
La palla è all’HR: sta a lui decidere il tono del colloquio. Il candidato, deve semplicemente adeguarsi alle richieste. Candidati troppo “leggeri” da questo punto di vista risultano subito poco idonei allo sguardo di chi deve valutarli.

L’INTERAZIONE
Esistono tre tipi di colloqui: pre-screening, colloquio-intervista e assunzione, ma spesso, nelle aziende si tende a farne uno, o al massimo due. Bene che il candidato parli di che tipo di valore aggiunto può apportare all’azienda, decisamente meno bene che il candidato chieda di soldi, ferie e permessi prima ancora di aver ragionato sulle dinamiche aziendali. Poi, è corretto dire che l’azienda debba conoscere il candidato ma ancora più corretto dire che il candidato debba sapere il più possibile sull’azienda: le domande di qualità, dunque, sono gradite, oltre che straordinariamente efficaci.

LA PNL APPLICATA AL COLLOQUIO
Uno dei principi fondamentali della programmazione neuro-linguistica è quello del ricalco, assunto secondo il quale due persone che interagiscono avranno maggior possibilità di piacersi se, appunto, riescono a ricalcare i rispettivi comportamenti.
Stare al passo, dunque, senza scimmiottare: se, ad esempio, l’HR accavalla una gamba e il candidato dovesse fare la stessa identica cosa, per gli HR più esperti, il dialogo potrebbe subire un danno irreparabile.

LE PAROLE MAGICHE
È fondamentale evitare verbi (da parte del candidato) che dichiarano insicurezza personale come “provare”, “cercare”, “sperare”, “disturbare”, “rubare”. È ottima cosa, invece, usare spesso parole come “certo”, “sì”, “ottimo”. Un linguaggio pulito e carismatico è indice di grande sicurezza in se stessi.

ALLA FINE
Così come il principio, anche il finale conta: stretta di mano salda e sicura, uno sguardo diretto e un bel sorriso lasceranno nell’HR un senso di piacevole sicurezza.

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About Giuseppe Petrillo

Psicologo del lavoro con certificazione internazionale in Programmazione Neuro- Linguistica. Ha lavorato per il gruppo Fendi in qualità di HR&Training Manager maturando grande esperienza nel settore dei servizi in cui ha curato lo start-up di cinque diversi format sotto il profilo delle risorse. Oggi è un Job and Recruiting Trainer in grado di interpretare il fabbisogno umano di aziende alla ricerca di nuove risorse e di formare HR al recruiting e al training.

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