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INCOSCIENZA E VISIONE

Dopo tanti anni di esperienza nel mondo del business, posso dirlo con sicurezza: ogni attività, che sia quella di un libero professionista o di un imprenditore, richiede incoscienza, resistenza e visione.
Si inizia, di solito, con scarse conoscenze e poche risorse. Seppur animati da tanto entusiasmo, si ignora cosa ci riserverà il progetto a cui dedicheremo energia, sogni e speranze. È la fase dell’inizio, della scoperta, dell’incoscienza.

L’incoscienza è sempre necessaria, perché senza di essa nessuna impresa di successo si sarebbe realizzata. Basti pensare a chi ha iniziato ad assemblare software o attrezzature per il fitness nei garage di famiglia o chi invece ha deciso di avviare programmi social per connettere i compagni di studi, nella camera da letto del campus.
Chi ha osato dar vita ad un progetto, magari iniziato con pochi soldi e pochi amici accumunati dallo stesso spirito, a distanza di anni e a successo raggiunto, ringrazia di aver saputo poco o niente degli ostacoli che lo attendevano e in modo compiaciuto si esprime dicendo: ” … sì, è stata una pazzia iniziare così…”, “…oggi, con l’esperienza, non so se rifarei quello che ho fatto”, “chissà che cosa avevo in mente…”.

Durante il cammino arrivano, puntuali, gli ostacoli. Se fai business, di sicuro li hai incontrati (o, forse, sei alle prese con loro proprio ora). Indossano gli abiti degli imprevisti, degli errori personali e delle scelte di persone sbagliate. In realtà, anche se questo lo scopri solo con il senno di poi, gli errori sono solo e semplicemente opportunità sistemate in abiti da lavoro, anche se lì per lì, appunto, non sembra affatto. Momenti cruciali per il progetto iniziato. Situazioni all’apparenza irrisolvibili che necessitano di scelte spesso dolorose. Attimi in cui ci si chiede il perché di tutto quel che sta capitando.

Continuare o rinunciare?

Lo scoramento è normale, così come lo sono la preoccupazione e i dubbi che assillano la mente di chi è coinvolto. In quei momenti tanti decidono di mollare e lasciar perdere. Tanti, non tutti. La rinuncia seppur faticosa è per molti versi un sollievo, continuare invece richiede un mix di sopportazione, resistenza e visione.
Chi decide di continuare anche quando la logica imporrebbe di smettere, anche se mancano presupposti e soldi, anche se le avversità paiono non finire mai, lo fa perché oltre alla sopportazione e alla resistenza morale (e fisica) è animato dalla visione di ciò che vuol realizzare.
Avere una visione è nutrire una speranza nel futuro.

Avere una visione vuol dire vivere con la convinzione che domani sarà meglio. Credere che la ricompensa sia maggiore del sacrificio. Ascoltare il sacro che è dentro e dice di andare avanti.
Chi ha una visione è un inguaribile incosciente, ed è colui che a chi gli chiede: “Perché lo fai?”, di solito, con un gran sorriso, risponde: “e perché mai non dovrei farlo?”

Ricorda: è meglio essere incoscienti e visionari piuttosto che vedere altri che raggiungono quello in cui tu hai creduto … solo a tratti!

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