ISPIRA

IO NON USO LA PNL

Capita spesso di sentire menti illuminate che con un certo disdegno sentenziano che la “pnl è un approccio superato”. Oppure, di sentire scienziati della comunicazione che con fiero cipiglio ti dicono “la pnl non fa per me”. Oppure, guru della vendita o del marketing che dileggiano la pnl in quanto “non serve” e/o “non funziona”.

Chiunque dica frasi del genere, semplicemente, è in contraddizione con se stesso e dichiara di non aver la minima idea di quel che sta dicendo.

Il motivo è molto semplice. La PNL, purtroppo oggi scempiata da una manica di ridicole macchiette che dopo aver letto (e non compreso) i primi tre capitoli di un qualsiasi libro o frequentato trenta minuti di corso, è semplicemente un insieme di tecniche e di strumenti, fra i quali il metamodello, ovvero insieme domande che derivano dagli studi di Chomsky sui filtri cognitivi del cervello (ci ha fatto la tesi di laurea, Chomsky); il Milton model, linguaggio generativo utilizzato dal celebre medico Milton Erickson, le sleight of mouth, altri modelli linguistici su cui hanno lavorato Bandler, Grinder e Dilts e via dicendo. Fra le tecniche di PNL ci sono anche quelle che mirano a “riprogrammare” il modo in cui percepiamo le nostre esperienze e tecniche che mirano a decodificare i nostri sistemi rappresentazionali interni: il lavoro sul dialogo interiore, ad esempio, cui dedicano tantissimo spazio anche più “nobili” discipline come la psicologia e le neuroscienze (ne parla anche Seligman nel suo ultimo meraviglioso lavoro, che però è più fico rispetto all’approccio pop della PNL e quindi va bene).

Vero è che queste tecniche purtroppo sono spesso insegnate in corsi che sembrano più show d’avanspettacolo che eventi formativi. Vero è che alcuni autoproclamatisi guru di questa disciplina fanno davvero tutto il possibile per coprirsi di ridicolo e per screditare questi preziosi strumenti. Vero anche, però, che è impossibile “non usare la PNL” o dire che la “PNL non funziona” perché frasi del genere indicano solo, come dicevo, l’ignoranza di chi le pronuncia.

“Pensa che bello, quando andremo in vacanza a rilassarci e finalmente potremo fare quello che ci piace, proprio come l’anno scorso, eh?”. Chi non ha mai pronunciato una frase simile? Vogliamo essere pignoli? È una frase che potresti trovare scritta in un libro di PNL o spiegata durante un corso: produce un ri-accesso emotivo, è intrisa di figure linguistiche prese paro paro dal Milton Model, fa sognare per un attimo chi la pronuncia e chi la ascolta. E’ linguaggio ipnotico, baby.

“Mi hanno veramente rotto le palle, in ufficio. Non ne fanno una giusta” – “Cioè? Chi ha combinato cosa?”. Ecco uno scambio di battute che può capitare di sentire in un momento qualsiasi della giornata. L’ipotetico tizio che risponde “chi ha combinato cosa?” sta facendo domande per capire meglio la situazione. Si chiama “metamodello” e lavora sui filtri del cervello identificati da Chomsky.

Quindi, come si fa a dire che “la PNL non fa per me” o che “la PNL è una stronzata”? Come si fa a dire “io non uso la PNL?” 

Vivi in silenzio? Le domande sono una stronzata? Parlare in modo intelligente non fa per te? 

Accetterei volentieri il parere di chi volesse dirmi che alcune tecniche di PNL non fanno per lui. Ci sta. Io non mi sono mai creato una “ancora” stringendo il pugno come un vero vincente perché è un approccio che non mi piace. Non utilizzo la tecnica della timeline per pianificare i miei obiettivi (o meglio, la uso, ma sul computer: si chiama diagramma di Gantt). E non frequento corsi motivazionali in cui si fa il trenino per caricare il morale, perché li trovo ridicoli. Ma, per la miseria, parlo, ispiro persone, chiedo. In quanto insieme di strumenti linguistici che è inevitabile usare, la PNL in sé è solo un’etichetta che serve a definire cose che già facciamo, a vendere libri, a condurre corsi. Possono non piacere le persone che la divulgano (a me, per la maggior parte, non piacciono), ma è inevitabile farne ricorso. Quando un formatore qualsiasi fa il suo pistolotto motivazionale per venderti l’ultimo corso di marketing che ti renderà miliardario, sta usando il Milton Model. Quando il consulente super figo ti chiede di chiarire meglio la tua posizione riguardo le tue idee, sta usando il Metamodello. Quando il genio di turno di dice che grazie a lui tu potrai ottenere i risultati che desideri (e attenzione: io l’ho fatto un miliardo di volte), sta utilizzando come minimo una Sleight of Mouth conversazionale.

Se mi dici che non utilizzi alcune tecniche di PNL, va bene.

Se mi dici che l’approccio di chi la insegna non ti piace, va bene.

Se mi dici che non la usi, non va bene, perché in quanto cornice che racchiude al suo interno strumenti che usi più o meno consapevolmente, già sbagli mentre lo dici.

Quindi, una volta per tutte, passiamo oltre e concentriamoci, invece che sulla PNL, su chi la applica o la divulga: invece di schierarci contro un titolo o un’etichetta, iniziamo a valutare la professionalità di chi quei titoli li usa.

Chiediamo conto, chiediamo numeri e risultati. Chiediamo argomentazioni.

E, poi, andiamo avanti a fare PNL, che tanto l’abbiamo sempre fatto, lo facciamo e lo faremo finché avremo fiato.

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About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

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