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LA FORMAZIONE NON FUNZIONA. VIVA LA FORMAZIONE!

Hanno ragione gli imprenditori, quando sono scettici sui consulenti e sui formatori: la maggior parte delle volte, sono soldi buttati nella spazzatura. Molto meglio investirli in eventi aziendali in cui si fa festa, magari in bel team building outdoor che fa tanto anni ’90 e che serve, diciamolo, a far contenti i più festaioli dell’azienda e il coach di turno che incassa la parcella.

I motivi sono molteplici. Tra questi:

  1. Incompetenza del formatore e/o del consulente;
  2. Vecchiume assoluto dei contenuti e fake content;
  3. Mancanza di kpi e di una visione integrata e sistemica.

Analizziamoli nel dettaglio.

INCOMPETENZA DEL FORMATORE E/O DEL CONSULENTE

Questo è uno dei motivi principali per cui la formazione non funziona o la consulenza non produce risultati. Diciamoci la verità, basta aprire un social per trovare centinaia e centinaia di profili di super fanta coach e di super fanta consulenti, che millantano competenze e titoli che neanche in dodici vite si possono ottenere, reincarnazioni comprese. A molti di questi basta uscire da un corsettino qualunque per auto proclamarsi i re di questa o di quella materia. L’idea di base è che nessuno, nessuno, dovrebbe permettersi di andare a fare formazione o consulenza senza aver maturato esperienze concrete nel proprio campo. Un conto è sapere le cose, un altro conto è saperle fare.

VECCHIUME ASSOLUTO DEI CONTENUTI

La prossima volta che ti senti raccontare la storiella delle percentuali di Mehrabian, scappa a gambe levate, perché vuol dire che stai parlando con qualcuno che del libro di Mehrabian ha letto le prime tre pagine o, che è pure peggio, ha letto le percentuali su qualche blog online. La prossima volta che un consulente o un formatore nel campo vendita ti propone formazione sui colori dei clienti, chiedigli un rimborso per il tempo che ti sta facendo perdere, perché significa che si è perso gli ultimi dieci anni di ricerche psicologiche e di risultati provenienti dal mondo delle neuroscienze. Infine, la prossima volta che un fanta coach ti vuol propinare la storica bufala che narra di un gruppo di studenti di Harvard i quali, scrivendo i propri obiettivi, hanno raggiunto risultati più ragguardevoli di coloro che gli obiettivi non li avevano scritti, cercati un altro coach: la storia è inventata, la ricerca non esiste, nessuno ha mai condotto quello studio. Ci siamo capiti?

MANCANZA DI KPI E DI UNA VISIONE INTEGRATA E SISTEMICA

In alcuni campi, è davvero difficile prendere le misure: quando si parla di soft skills come la capacità di gestire la propria intelligenza emotiva, una comunicazione efficace o un sano rapporto con i colleghi, i kpi sembrano solo un miraggio. Eppure, senza di quelli non si può nemmeno pensare di cominciare un percorso formativo degno di questo nome. I corsi stand alone, sono morti e sepolti, sono soldi buttati nel cesso. Due giornate di questo o due giornate di quest’altro sono uno spreco di tempo. Poi, per carità, c’è anche chi pur di riempire l’agenda è disposto a organizzarli. Si tratta però, almeno diciamolo, di uno spreco di risorse che, tutt’al più, può dare un paio d’etti di motivazione agli astanti, muovere per qualche giorno i loro ormoni della ricompensa e stimolare qualche cervello a fare qualcosa in modo diverso. Nessuna misurazione prima, nessuna misurazione dopo: il risultato di questo approccio è un tristissimo e inevitabile fallimento. La verità è che prima di iniziare un qualsiasi percorso di formazione, dovrebbe essere obbligatorio dedicare del tempo alla definizione dei kpi e alla loro misurazione alla fine del percorso stesso. Pochi, tuttavia, si vogliono prendere questa responsabilità, o perché temono di chiedere troppo al cliente (in realtà, il cliente dovrebbe essere felice, visto che una giornata in più dedicata a questa misurazione può fargli rendere davvero cento volte la cifra investita per le giornate seguenti) o perché, e questo è il caso più frequente, perché vogliono evitare di essere misurati. Comodo? Molto. Etico? Anche no. C’è poi la questione della visione integrata: un percorso formativo o consulenziale degno di questo nome dovrebbe toccare aree diversificate e integrabili. Come è possibile anche solo pensare di formare venditori su tecniche di vendita, ad esempio, senza far loro praticare tecniche di respirazione o gestione dello stato? E un minimo di branding, dove lo mettiamo (visto che poi su Facebook un qualsiasi dipendente di una qualsiasi azienda può sputtanare in modo irrimediabile la Compagnia per cui lavora)? E due parole su stile di vita e alimentazione, le vogliamo fare? Investire in un percorso integrato e sistemico, oggi, è l’unico modo per ottenere risultati concreti e tangibili: far crescere le persone, prima ancora che i professionisti, educandoli a tanti aspetti differenti che, in modi diversi, toccano il business.

Ecco, quindi, alcuni spunti utili per chiunque sia intenzionato a iniziare (o proseguire: si è sempre in tempo a cambiare strada. O formatore).

  1. VERIFICA SEMPRE L’ESPERIENZA di chi ti sta parlando. In quali aziende ha lavorato e che risultati ha prodotto. Ricorda che scrivere su LinkedIn o Facebook di aver lavorato per un’azienda non significa che in quell’azienda siano stati felici di questo lavoro. E poi: quanto ci ha lavorato? L’hanno richiamato? Cose del genere, insomma. E ricorda anche che pubblicare un libro (visto che molti “autori” oggi si presentano con un bel libro come biglietto da visita) è molto facile: basta pagare un editore e ordinare un migliaio di copie. Farsi pubblicare un libro senza sganciare un soldo e venderne almeno una decina di migliaia di copie, invece, è cosa già un pelo più impegnativa. Giusto un pelo.
  2. VERIFICA LA PREPARAZIONE di chi ti sta parlando: puoi usare i test di cui al punto 2) qui sopra, per capire almeno a che anni si è fermata la formazione di chi dovrebbe insegnarti le cose. Se ancora si gingilla con quelle fake news o non sa che cosa siano le neuroscienze, lascialo perdere. Davvero, piuttosto leggiti un blog (rischi di imparare molte più cose!).
  3. VERIFICA LA POSSIBILITÀ DI PREDISPORRE KPI di qualità: pretendi la misurazione della situazione di partenza e della situazione di arrivo. Senza kpi, non pensarci nemmeno a iniziare un percorso, butteresti tempo e denaro. E, se puoi, lavora con chi può fornirti un approccio sistemico alla formazione, o direttamente o fornendoti un supporto serio per la ricerca di altri formatori o collaboratori.

E questo è quanto: se vuoi, al prossimo formatore o consulente che bussa alla tua porta, fai pure leggere questo articolo. Se si innervosisce, non sa cosa rispondere alla questione dei contenuti vecchi o se comincia a dir male di quel che c’è scritto, saprai con chi stai parlando. E avrai risparmiato un sacco di soldi.

Paolo Borzacchiello

Ps:

Ora, se vuoi avere un’idea di come si fanno le cose sul serio nel mondo della formazione e della consulenza, e se vuoi scoprire in quali e quanti modi diversi puoi migliorare il tuo business, inizia da qui: wedoIT Academy.

 

About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

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