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LA PAROLA MAGICA: COME LE PAROLE TRASFORMANO LA REALTÀ

La Parola magica, il titolo del mio primo romanzo dedicato all’intelligenza linguistica, è molto più di un titolo: è un’affermazione che contiene in sé la verità delle verità, ovvero che con le parole puoi creare la realtà che desideri, vedere le cose in modo diverso, stare in modo diverso.

Le parole, e questo si sa fin dai tempi più remoti (voglio dire: prima che qualcuno dicesse “luce”, la Luce non c’era) hanno un potere davvero straordinario. Abracadabra vuol dire questo: “io creo cose con le parole”. La qual cosa, sebbene a taluni possa sembrare strana, in realtà è verità letterale. Nei miei precedenti lavori, nei post scritti nel corso degli anni e in ogni corso porto esempi di come le parole pronunciate o pensate influenzino pensieri, comportamenti, reazioni chimiche. Anche in questo caso, si tratta di evidenze incontrovertibili, che ci portano a una sola considerazione: chi sa controllare le parole, sa definire il contesto e sa influenzare le percezioni altrui. Un potere straordinario, insomma.

In occasione dell’uscita del libro, voglio regalare ai miei affezionati lettori tre esempi straordinari circa quello che sto dicendo e che riguardano il modo in cui noi vediamo la realtà in base al tipo di linguaggio che utilizziamo.

1) 50 SFUMATURE DI… BLU. In lingua inglese, ci sono moltissime parole per definire altrettante sfumature di blu. In altre lingue, come il Russo, le parole sono meno. E, quindi, anche le sfumature sono meno, nel senso che le persone che hanno una ridotta capacità linguistica per definire il blu, vedono il blu in modo molto diverso da chi di parole ne ha di più. Una ricerca affascinante ha dimostrato come, mostrando a persone di lingua diversa una immagine in cui il blu passa da una gradazione all’altra, persone di lingua inglese non hanno particolari reazioni cerebrali, accuratamente misurate, nelle sottili transizioni di colore, cui corrispondono precise definizioni linguistiche. Persone di lingua russa, invece, hanno reazioni di sorpresa al comparire di precise variazioni di colore (dal blu chiaro al blu scuro), perché fisicamente non vedono la transizione (gli manca la parola per descriverla e quindi non la vedono). Incredibile, ma nemmeno troppo se pensiamo che Steven Pinker, scienziato della mente, ha scovato una tribù aborigena nel cui vocabolario la parola “Blu” manca del tutto e che, infatti, il blu proprio non lo vede. Che cosa significa tutto questo? Semplice: più parole hai in testa, più cose vedi nel mondo intorno a te. Alcune cose, senza il vocabolario adatto, potresti proprio non vederle.

2) COME DEFINIRESTI UN PONTE? Dipende dalla lingua che parli. In alcune lingue, infatti, come il Tedesco, il nome “ponte” è di genere femminile, mentre in altre lingue, come ad esempio lo Spagnolo, lo stesso nome è di genere maschile. Questa differenza comporta una conseguenza importante: quando a una persona di lingua tedesca si chiede di definire il ponte, prevalgono aggettivi tipicamente femminili, come bello ed elegante. Quando si chiede la stessa cosa a una persona di lingua spagnola, prevalgono aggettivi tipicamente maschili, come forte  e resistente. Che cosa significa? Che non vediamo mai una cosa così come è ma sempre e solo in base alle prime parole che usiamo per definirla. Ancora una volta, dunque, emerge l’importanza di padroneggiare il linguaggio anche attraverso la varietà lessicale: più modi ho per descrivere la stessa cosa, più modi avrò di vederla.

3) CHI L’HA ROTTO? Gli inglesi, dopo aver visto una sequenza in cui un uomo rompe un vaso, direbbero che “lui ha rotto il vaso”, mentre gli spagnoli direbbero, a parità di sequenza, che “il vaso si è rotto”. Vale anche per altre cose: “lui ha rotto un braccio” invece di “il braccio si è rotto”. Che cosa comporta questa differenza? La misura della punizione: se l’uomo ha rotto il vaso, la punizione è aspra. Se il vaso si è rotto, la punizione è leggera (ed ecco perché durante i corsi di vendita suggerisco di stare molto attenti alla scelta della persona da usare quando si utilizzano i verbi). La conseguenza è palese soprattutto in alcuni campi: una domanda di un tipo o dell’altro, posta ad esempio durante un processo, potrebbe avere ripercussioni incredibili rispetto alla pena comminata. Può variare una punizione in base solo al tipo di persona verbale utilizzata in una frase? Sì.

Di esempi, ne ho a centinaia. Tutti portano inevitabilmente a un’unica conclusione: l’intelligenza linguistica è letteralmente lo strumento con il quale possiamo vedere il mondo che ci circonda in modi molto interessanti, cogliere sfumature e opportunità che altri non vedono e creare la versione della realtà che più ci piace (o che vogliamo che gli altri vedano).

Di questo e altro parla il protagonista del romanzo: ed eccolo qui.

LA PAROLA MAGICA

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About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

2 thoughts on “LA PAROLA MAGICA: COME LE PAROLE TRASFORMANO LA REALTÀ

  1. emanuele ha detto:

    Ciao Paolo,

    Il libro lo acquistato ieri e lo sto incominciando a leggero ora.
    Mi piace molto l’idea di un romanzo che mi accompagna nella scoperta dell’intelligenza linguistica, al posto del solito manuale tecnico.

    E inoltre mi piace molto il colore della copertina, e pensi che Wikipedia mi permetta di scrivere una pagina su………. ?

    1. Staff editor ha detto:

      Ciao! Felice che ti piaccia… e sarebbe bellissimo essere su Wikipedia! Fammi sapere!

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