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LA TRAPPOLA DELL’IGNORANZA LINGUISTICA

Parlando di linguaggio, spesso mi capita di ascoltare vere e proprie castronerie, che dichiarano – a esser gentili – grande ignoranza (linguistica) di chi parla. Fatta salva la buona fede, è il caso comunque di fare un po’ di chiarezza.

CI DEVO/VOGLIO PENSARE

Per molte persone, si tratta della Regina Madre delle obiezioni, da affrontare e gestire con tutte le tecniche del caso. Ebbene: a volte, in effetti, si tratta di un’obiezione, ma mica sempre. A volte, infatti, si tratta semplicemente dell’unico modo che la persona ha di muoversi nel suo processo decisionale. Da questo punto di vista, esistono due differenti modalità: la modalità “proattiva” (quella alla Mister Wolf di Pulp Fiction: “penso in fretta, decido in fretta”) e la modalità “reattiva” (prendiamoci il tempo per rifletterci sopra, eh?). Le persone a modalità reattiva hanno bisogno di “pensarci”: metterle alle strette con la tecnica tal dei tali rischia di farle sentire troppo pressate e di allontanarle in modo definitivo dalla decisione da prendere. Come si capisce quando la frase “ci devo pensare” è un modo di procedere o una obiezione? Dal contesto complessivo del discorso: se il tuo interlocutore parla per un’ora in linguaggio proattivo e poi se ne esce con un “ci devo pensare”, probabilmente si tratterà di una obiezione. Se il tuo interlocutore, invece, parlasse tutto il tempo con un linguaggio “reattivo”, allora sarebbe solo una situazione da gestire adeguatamente.

PRIMA IL DOVERE, DOPO IL PIACERE

Ecco un proverbio che lascia il tempo che trova. Ovvero: ascoltando mille volte questa frase, potrebbe sorgere l’impressione che il piacere sia meglio del dovere. Prima, togliamoci di torno le seccature e poi godiamoci la vita, questo è il senso della frase. Ebbene, anche in questo caso va fatta una precisazione. Per molte persone, infatti (compreso lo scrivente) l’uso del verbo “devo” in tutte le sue forme e tempi è solo un altro dei software mentali con i quali il cervello funziona: qualcuno preferisce un linguaggio basato sulle possibilità (“mi piacerebbe”, “vorrei”, “potremmo”) e qualcuno preferisce invece il linguaggio basato sul senso di necessità (“devo”, “mi serve”, “ho bisogno”). Quindi, se è vero che a volte il troppi “devo” sono indice di sofferenza di chi li dice, è vero anche il contrario. Alcuni formatori di serie Z ce l’hanno ancora con la filippica del “trasforma i tuoi devo in voglio!”, frase quanto meno opinabile per almeno la metà degli esseri umani cui è rivolta (me compreso: a me, i miei “devo” piacciono moltissimo).

NON SI DICE VOGLIO, SI DICE VORREI

Tema sempre caldo e mai abbastanza parole sono state investite su questo: i condizionali sono affascinanti e spesso utili (il cervello limbico li adora), così come lo sono anche, del resto, indicativi e imperativi (che vanno benissimo per il cervello rettile e per la neocorteccia). La cosa fondamentale è fuggire a gambe levate dall’idea malsana che per essere gentili si debba necessariamente utilizzare il “vorrei”, perché si tratta di un’idea limitante e sbagliata. “Voglio” si dice, eccome. Condito con mille “per cortesia” e “per piacere” se vuoi, ma si dice. E l’erba voglio, nel mio giardino, cresce.

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About Paolo Borzacchiello

Autore del best seller "Parole per vendere" e di altri libri sulla comunicazione e la vendita, è consulente e trainer in comunicazione persuasiva e strategica. Ha creato il metodo HCE® ed è il direttore di wedoIT Academy. Ogni anno forma migliaia di persone dal vivo e segue personalmente la consulenza di politici, imprenditori e manager.

5 thoughts on “LA TRAPPOLA DELL’IGNORANZA LINGUISTICA

  1. bizard97@libero.it ha detto:

    “Devo” parola molto discussa. Negli anni 90 da alcune teorie venne abolita e sostituita con la parola “Potrei” . Dal mio punto di vista trovo valida questa teoria. Potrei fare …… mi apre a più’ possibilità’ Specialmente se mi viene chiesto Potresti fare ? Il mio cervello reagisce con : Vediamo ,,,,,potrei ? Quando mi si dice DEVI fare , cambio atteggiamento. Devo lo uso quando e’ strettamente necessario che io faccia. che dite ?

    1. Paolo Borzacchiello ha detto:

      Ciao! In effetti, si tratta di argomenti diversi: ovvero, come dici tu, il “potrei” apre molte possibilità. Allo stesso tempo, alcune persone utilizzano come preferenza il “devo”, quindi a qualcuno potrebbe piacere. A presto!

  2. tetifra@tiscali.it ha detto:

    ciao Paolo, l’idea del devo, mi piace decisamente di più. è un concetto di positività, di azione, viceversa il “voglio” che una volta consideravo sacro, lo trovo oggi arrogante, distruttivo, ma sono sempre pronto a rivedere le mie tesi e a cambiare idea
    Nella tua esperienza di formatore, quando il “voglio” è più efficace del “devo”
    Grazie
    a presto

    1. Paolo Borzacchiello ha detto:

      Si tratta sempre e solo di comprendere il metaprogramma di riferimento della persona.

  3. modo73@libero.it ha detto:

    Vi riporto laia esperienza. Se sono io che “mi” dico Devo fare sì traduce subito in adrenalina pura, parte l’azione, se invece è qualcun’altra a dirmi DEVI parto subito con: chi lo dice. Se sono d’addordo con l’idea lo faccio se è contro i miei principi e valori non lo faccio. Il dovrei o vorrei mi pone molti limiti e non scatta l’azione. Bellissimo suggerimento!

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