CONTROLLA

L’ERRORE PIÙ GRANDE CHE UN’AZIENDA POSSA COMMETTERE

Nelle aziende, una volta, “la persona che selezionava le persone” veniva chiamata “Direttore del personale”, poi, si è compresa la necessità di dover ridefinire il ruolo utilizzando parole più attinenti alla mansione, e si è optato così per “Responsabile delle Risorse Umane”.

In tre punti esaminerò gli assunti di base di questa evoluzione, non solo linguistica.

Il primo

Le aziende sono fatte di persone e le persone sono portatrici sane di sentimenti, motivazioni ed emozioni che vengono naturalmente veicolate all’interno del posto di lavoro, coscientemente o meno.

Il secondo

Agire, interagire e modificare il modo in cui ogni individuo concepisce la sua realtà, naturalmente, significa cambiare l’azienda e avere la possibilità di dirigerla verso l’eccellenza che merita.

Il terzo

Sulla base dei primi due punti è una diretta conseguenza affermare che ogni persona debba passare attraverso un attento processo di selezione che miri, da una parte, ad esaltare le singole skills, e dall’altra a cercare, sin da subito, tutti i punti in comune tra la visione aziendale e il “mondo” della risorsa.

La necessaria premessa

Nel lavoro di ogni giorno un HR Manager si trova ad avere a che fare con moltissime persone diverse che, spesso, stanno solo tentando di trovare uno stipendio, oppure hanno la banale volontà di “tentare la fortuna di un colloquio”, oppure, ed è il miglior caso, quelle che sanno comunicare la loro chiara DECISIONE di lavorare duro, di portare valore aggiunto, di fare la differenza; persone che SCEGLIERANNO di condividere il proprio destino con quello del resto del gruppo.

Un eccellente HR Responsible deve essere in grado di riscontrare questo dal primo momento, dalla e-mail di risposta, dalla telefonata di appuntamento, dal primo contatto oculare, dal modo in cui il candidato si approccia, da come interagisce alle domande durante l’intervista, per poi prendersi la responsabilità di scegliere, “con la paura di rompersi in mille pezzi , ma avendo la speranza che ciò non accadrà”, citando il professor Gianni Marocci, docente di Psicologia del Lavoro all’Università di Firenze.

E’ da quel momento che sul profilo bisogna iniziare ad investire tempo e risorse iniziandolo, per prima cosa, alla conoscenza della cultura aziendale: considerare, cioè, la risorsa parte integrante di un cambiamento di stato.

Lo stipendio, i benefit e gli incentivi certamente giocano un ruolo importante, ma sono il coinvolgimento, l’attenzione e la passione verso la persona che generano i veri risultati.

Una risorsa coinvolta sarà capace di comprendere profondamente l’ambiente in cui si trova, guardare molto poco al “monte ore settimanale” e focalizzarsi sui risultati, portare soluzioni e mai problemi nei meeting, parlare di innovazioni senza mai rimanere immobile, fare squadra con il presupposto che giocare da solista è poco funzionale.

Questo processo, ripetuto N volte per ruoli e mansioni diverse, nel corso dei mesi ha il potere di cambiare profondamente un’organizzazione, di mutarne gli aspetti salienti, di invertire vecchie rotte potenzialmente poco produttive con lo scopo di dirigersi verso orizzonti nuovi, facendo in modo che il legame diventi sempre più stabile e duraturo.

Ogni azienda è un organismo vivente che deve adattarsi continuamente all’ambiente in cui si trova grazie alle caratteristiche che si generano dall’interno, mutevoli e capaci di cambiare quando necessario, esattamente come tutti i suoi componenti.

E tutto questo ha un potere quasi magico, per cui quello che una volta era un gruppo diventa Team, le vecchie riunioni diventano centri di produzione di idee vincenti, e le previsioni diventano risultati da riportare negli archivi per iniziare una nuova storia.

L’unica visione possibile

In sintesi, parte tutto da un’esigenza, che finisce per diventare un punto zero dal quale puntare all’infinito, e l’unico limite rimane la volontà di andare ancora più avanti.

Saper scegliere significa arricchire l’Azienda, arricchire l’Azienda significa formare le persone, e formare le persone significa arrivare a superare quelli che prima venivano definiti limiti.

E’ sulla base di tutto questo che la frase:

“Tutti sono utili, nessuno e’ indispensabile”, rimane solo un più o meno simpatico aforisma “di nessuno”.

Un concetto che fa comodo utilizzare solo a chi inizia a sbagliare da subito, a chi non accompagna per mano la risorsa in azienda e a chi non investe il tempo necessario nella formazione.

Giuseppe Petrillo

 

About Giuseppe Petrillo

Psicologo del lavoro con certificazione internazionale in Programmazione Neuro- Linguistica. Ha lavorato per il gruppo Fendi in qualità di HR&Training Manager maturando grande esperienza nel settore dei servizi in cui ha curato lo start-up di cinque diversi format sotto il profilo delle risorse. Oggi è un Job and Recruiting Trainer in grado di interpretare il fabbisogno umano di aziende alla ricerca di nuove risorse e di formare HR al recruiting e al training.

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