ISPIRA

MANI A POSTO! (E I PIEDI? PURE!)

Quando osservo le persone mentre parlano in pubblico, resto molto colpito dalla pressoché assoluta inconsapevolezza con cui muovono braccia e gambe.

È vero che “tutti i grandi oratori furono all’inizio pessimi parlatori” come ci ricorda il filosofo americano Ralph Emerson, però a volte mi sembra di avere di fronte esponenti dell’ordine dei primati: mani che grattano in ogni dove, arti superiori che roteano nell’aria come pale eoliche e quelli inferiori che si intrecciano, si allargano e si dispiegano in dondolamenti ipnotici.

Eppure, i segnali che lanciamo con i movimenti delle nostre leve hanno un impatto decisivo nel bilancio della nostra presentazione. Infatti, come diceva Quintiliano, il primo oratore della storia stipendiato per parlare in pubblico, “se i nostri gesti sono in contrasto con le parole che pronunciamo, non soltanto il nostro discorso risulta poco convincente, ma anche privo di credibilità.”

A tal proposito, voglio portarti un errore tipico che commettono imprenditori, manager e politici prima di frequentare i miei corsi.

Quando uno di loro sta parlando, ad esempio, di aspetti legati al benessere e, nel contempo, si gratta il viso o la testa, lancia inavvertitamente segnali che confondono i suoi ospiti.

Perché? Te lo spiego subito.

Un canale, quello verbale, descrive qualcosa che ha a che fare con lo star bene, mentre quello non verbale mostra che in realtà non è a suo agio, che qualcosa non va, che forse non è così sicuro di ciò che sta dicendo; e allora ecco comparire il prurito psicosomatico che, attraverso il cosiddetto asse psiconeuroimmuno-endocrino, induce quella fastidiosa quanto incontrollabile necessità di grattarsi.

Errori analoghi vengono commessi anche quando le mani vengono tenute in tasca o nascoste dietro la schiena o unite per un tempo troppo lungo.

Un altro esempio che voglio esporti è strettamente legato alla posizione delle gambe, una delle aree del corpo cui si presta la minore attenzione e che, invece, rischia seriamente di compromettere l’efficacia della presentazione.

Mettiamo caso che tu stia provando a convincere le persone davanti a te della necessità di sentirvi tutti uguali, e nel frattempo tieni le gambe divaricate. Tu non te ne rendi conto, ma devi sapere che in realtà stai lanciando un segnale esattamente opposto.

Come mai? È presto detto.

In genere, assumono questa posizione le persone che vogliono esercitare il dominio sugli altri come faceva nell’antichità il guerriero; egli, infatti, prendeva esattamente questa posa nei combattimenti per mostrare la propria fierezza oltre che avere le maggiori possibilità di equilibrio.

Quindi, pur armato delle migliori intenzioni e cercando magari in quella postura una forma di comodità, la percezione della platea è negativa, del tutto disallineata rispetto a ciò che intendevi realmente trasmettere.

Cosa fare allora? Come puoi mettere in relazione i movimenti di mani e braccia, piedi e gambe, con l’esposizione dei contenuti verbali? Qual è il segreto che si nasconde dietro il dominio di determinati movimenti?

Come dico sempre ai miei clienti, va innanzitutto compreso che il pieno possesso di tali abilità avviene per gradi, per esperienza, per piccoli accorgimenti che di volta in volta diventano consapevoli e spontanei. Quindi è del tutto inutile pretendere di diventare di punto in bianco istrioni che occupano il palco con sapiente arte teatrale.

È di gran lunga più facile e veloce cominciare dal migliore degli insegnamenti che i capocomici dispensano nei corsi di recitazione: stai fermo!

Sì, può sembrare un paradosso, ma nelle fasi iniziali del tuo apprendimento al piacere di parlare in pubblico c’è esattamente questo obiettivo: tenere mani e piedi al proprio posto, una scelta che ha l’enorme vantaggio della neutralità, che dunque ben si adatta a qualsiasi tema tu intenda esporre.

Per andare nel pratico ti suggerisco innanzitutto di fare alcune prove dinanzi ad uno specchio dove puoi raccontare un episodio divertente o parlare di un argomento professionale.

Comincia col rilassare le spalle grazie a una respirazione lenta e profonda, e mentre senti che le articolazioni delle braccia si distendono, tienile morbide lungo i fianchi e piega leggermente le dita che naturalmente sfiorano le gambe con uno o due polpastrelli.

In questo modo sai benissimo dove sono e cosa stanno facendo le tue mani in quel momento intanto che inizi a prendere confidenza anche con le tue gambe.

Queste, semplicemente, vanno tenute leggermente divaricate in modo da garantirti il giusto equilibrio e lasciare che i piedi, paralleli, restino entro la larghezza delle spalle. Tieni le ginocchia rilassate e senti come la circolazione diventa fluida durante il discorso che nel frattempo stai portando avanti senza neanche accorgertene.

Forte, vero?

Bene, allora continua ad esercitarti con costanza fino a che mani e braccia, piedi e gambe, entrano sotto il tuo pieno controllo e inserisci argomenti sempre più ricchi di particolari, sempre più vicini a quello che intendi esporre alla prossima occasione: solo così impari a rendere sempre più efficace la tua esposizione!

Perché, come ebbe a dire Alexander Lowen, il più grande esperto di psicoterapia corporea, “non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo!”

PS:

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