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MEDITAZIONE E LEADERSHIP

Pensaci: ci sei tu che vuoi fare una cosa e ci sei tu che non la fai. Due ipotesi: la prima, come avrebbero detto i Pink Floyd, è che c’è qualcuno nella tua testa ma non sei tu. La seconda,  è possibile che nella tua mente ci sia effettivamente tu. In tal caso, hai un problema di leadership: tua su di te.

In tibetano la parola per meditazione è gom che più propriamente tradotta significa familiarizzare.

Con chi e perché? Con le tue qualità, perché da esse e solo da esse puoi trarre ogni tipo di beneficio.

Meditare non ha quindi troppo a che fare con il lasciare andare la mente dove vuoi o azzerare i pensieri. Piuttosto si tratta di afferrarla durante le sue gite spaziali (mind wandering) e portarla là dove vogliamo noi in funzione dei nostri obbiettivi, educandola a tutto ciò che può darti una felicità stabile e non condizionata dagli eventi.

Semplice? Non troppo, perché la sfida nel portare alla luce le proprie potenzialità passa attraverso il buio delle proprie abitudini, delle proprie convinzioni limitanti e spesso attraverso una maldestra gestione emotiva, figlia a propria volta di una comprensione confusa della realtà.

In termini organizzativi, gestire questo panorama complesso fatto di aspettative, delusioni, entusiasmi, rancori e così via, è una questione di leadership. Significa disciplina e allo stesso tempo flessibilità. Significa allineare comportamenti, convinzioni e abilità e farlo seriamente (ma non seriosamente). Tutto nasce da una chiara e millimetrica comprensione di come le cose esistono.

Per guardare bene nel fondo del mare hai bisogno che l’acqua sia calma per cui hai bisogno di una mente stabile e calma. In questo senso la meditazione di tipo concentrativo è basilare. Una volta che la tua mente si è quietata puoi cominciare ad investigare dentro  e fuori di te dando vita ad una altra forma meditativa che è quella analitica che ti conduce ad una valida cognizione.

Da una valida cognizione discende un certo tipo di ambiente emotivo e da questo le tue azioni, i tuoi pensieri e le tue parole. Per cominciare, rifletti su due cose.

La prima: le cose cambiano. No, non ti sto dando il panta rei della buona notte. Ti suggerisco di andare a fondo alla ricerca del significato più sottile del trasformarsi delle cose. Non si tratta di una sterile comprensione intellettuale, piuttosto di una indagine accurata della caratteristica essenziale di ogni cosa che ti circonda (compreso tu che la osservi); compresi i tuoi successi e i tuoi fallimenti. Si tratta di una chiarezza profonda che ti porta da un lato a vivere le cose con la massima intensità (perché non torneranno più) e dall’altro a sperimentare l’accettazione del fluire delle cose. Soprattutto l’accettazione delle cose che non vanno. Accettazione non intesa come rassegnazione passiva quanto piuttosto come suprema abilità di non peggiorare la tua realtà.

La seconda riflessione: tutte le cose interdipendono (compresi i tuoi successi e i tuoi fallimenti). Anche qui ti chiedo di spingere al massimo la tua analisi. Qualsiasi sia la tua posizione nel mondo o nella tua azienda, dipende da una serie infinita di variabili. Più sei in grado di scorgere la fitta rete di infinite rette che origina ogni punto e meglio saprai analizzare le ragioni che portano a certi risultati piuttosto che ad altri. Da questa profonda comprensione discendono sia le migliori strategie a lungo termine sia la più appropriata cura per i dettagli. Nulla è slegato dal resto delle cose. Questo è perché quello è.

 Se ti sembra mera filosofia, vai a scavare nelle ragioni profonde che ti inchiodano alle medesime abitudini, alle medesime convinzioni. Indaga l’esaltazione per le tue conquiste e la disperazione per i tuoi insuccessi. Al fondo di questa ricerca troverai una visione statica della realtà che si accompagna all’idea che le cose abbiano una realtà a se stante, indipendente. Compresa l’idea che anche il tuo io sia rintracciabile da qualche parte e da una galassia lontana lontana gestisca il mondo.

Questa è familiarizzazione, questo è meditare e poiché si tratta di guidare la tua mente verso una comprensione profonda e precisa della realtà, si tratta evidentemente di una questione di leadership che puoi cominciare ad esercitare fin da subito, su di te in primis.

A quanto pare, dunque, la scelta è tua: pillola rossa o pillola blu?

 

 

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About Filippo Scianna

Direttore dell'Istituto Lama Tzong Khapa, è fra le figure più importanti nel panorama nazionale per quanto riguarda buddhismo e mindfulness. Avvocato con un Master in mediazione familiare, civica e penale all'Università degli Studi di Padova, è diventato Istruttore di Mindfulness formato all'interno del programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) gestito da AIM (Associazione Italiana Mindfulness).

One thought on “MEDITAZIONE E LEADERSHIP

  1. clara.nicoloso@gmail.com ha detto:

    Superlativo.

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