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MINDFULNESS: DI CHE SI TRATTA DAVVERO?

Nel definire qualcosa è meglio talora cominciare da quello che quella cosa “non è”, sgomberando così il campo da possibili equivoci.
Si sente molto parlare in questi anni di mindfulness o presenza mentale e forse la parola più abusata di questi tempi è consapevolezza.
Ci sono molti fraintendimenti sulla mindfulness e ti voglio quindi mettere in guardia in modo che tu non perda tempo, soldi e soprattutto non generi inutili aspettative.

Ti dico quindi che cosa la mindfuness non è (attenzione: questo post è ricco di negazioni. La scelta è voluta!)

Mindfulness non è rilassamento. Pur se il rilassarsi non è una brutta cosa, è vero che se questo fosse il nostro obbiettivo, avremmo fortunatamente diversi strumenti a disposizione: una gita in montagna, la compagnia degli amici più cari, un bel libro, un buon disco. Con questo non ti sto dicendo che la pratica di consapevolezza non induca stati di profondo rilassamento ma si tratta di una conseguenza, non dell’obbiettivo.

Mindfulness non è una fuga dalla realtà. Al contrario, si tratta di uno stare con le cose; di vivere a pieno le esperienze. Riflettici: sei più in fuga dalla realtà quando sei presente a te stesso o quando vaghi con la mente immerso in continue distrazioni?

Mindfulness non è pensare positivo. Pensare in positivo è una buona cosa ma ancora meglio è aprire la mente alla possibilità che le cose non vadano come desideriamo. Non si tratta di fatalismo bensì di apertura e flessibilità. Pensare positivo è talvolta una stucchevole deformazione delle cose che rasenta l’idiozia.

Mindfulness non è rassegnazione passiva. E’ l’esatto opposto. E’ forza e determinazione nell’osservare lo svolgersi naturale delle cose per poterle affrontare e gestire al meglio.

Mindfulness non richiede isolamento. Tutto può essere oggetto della tua attenzione. La persona che ti siede di fronte, il cibo che stai mangiando, l’email che stai spedendo. L’idea che solo dentro una grotta alle pendici dell’Everest potrai trovare la risposta ai tuoi problemi, la lasciamo ai poveri di spirito.

Mindfulness non vuol dire eliminare i pensieri. Fortunatamente, pensiamo! I pensieri e quelli intelligenti in particolare, ci aiutano a migliorare la nostra condizione, a progettare, ad aiutare gli altri. Il punto piuttosto è di essere consapevoli della struttura della forma pensiero. Del perché sorgono altri pensieri piuttosto che altri e se possibile a trasformare i pensieri tossici in riflessioni più sagge.

Mindfulness non è soppressione delle emozioni. Ci sono emozioni distruttive ed emozioni o passioni che ci portano invece grande beneficio. Pensa al tuo impegno nell’aiutare qualcuno mosso dal tuo amore o dalla tua compassione. Mindfulness è piuttosto una lente di ingrandimento sui nostri stati fisici ed emotivi in maniera tale da “selezionare” quelli che ci portano più felicità nelle nostre vite.

Mindfulness non è un rimedio miracoloso. Si tratta di una pratica che richiede impegno e costanza e questo ce lo dobbiamo dire subito a scanso di aspettative ingiustificate.

L’idea che due o tre giorni di pratica siano in grado di portare a trasformazioni significative nelle nostre vite è irragionevole. Stabilire una pratica che integri la presenza mentale nelle varie attività della nostra giornata è la vera sfida e indubbiamente questa porta, con la giusta motivazione e costanza a un grande beneficio.

Ma allora che cos’è mindfulness? Sarà il tema del mio prossimo post!

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About Filippo Scianna

Direttore dell'Istituto Lama Tzong Khapa, è fra le figure più importanti nel panorama nazionale per quanto riguarda buddhismo e mindfulness. Avvocato con un Master in mediazione familiare, civica e penale all'Università degli Studi di Padova, è diventato Istruttore di Mindfulness formato all'interno del programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) gestito da AIM (Associazione Italiana Mindfulness).

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