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IL VIAGGIO DELL’EROE-COACH

Se stai leggendo questo articolo è possibile che tu non sia completamente digiuno degli argomenti di cui sto per parlarti: probabilmente sai che esistono numerosi metodi efficaci per pianificare e raggiungere i propri obiettivi, per trasformare un desiderio in un piano d’azioni concreto: veri e propri strumenti di lavoro con i quali plasmare la propria vita futura.
A volte, questi strumenti arrivano nella vita come messaggi a lungo attesi, tanto che può sembrare quasi una coincidenza leggere all’improvviso parole preziose e calibrate sulla propria situazione, su questo momento in cui hai decisioni da prendere, scelte da fare.
Certe nuove scoperte, infatti, diventano subito familiari, e poi ci si chiede “ma come facevo prima senza sapere questa cosa?”.
A me è successo la prima volta che ho scoperto il modello GROW per identificare e raggiungere gli obiettivi.
Mi è successo quando ho scoperto la teoria del viaggio dell’eroe.
E soprattutto mi è successo quando ho avuto un’illuminazione che sto per condividere con te.

In estrema sintesi, il GROW è un modello semplice ed efficace per definire un proprio obiettivo (Goal), comprendere la propria situazione di partenza (Reality), valutare le possibili strategie possibili per procedere (Options) e quindi elaborare un ottimo piano d’azioni (What, When, Who, Will). Per chi lo ha provato, o lo usa tutti i giorni, è anche e a volte soprattutto una forma mentale per agire in ogni contesto con determinazione, orientamento e pragmatismo.
Devo dire la verità: all’inizio avevo avuto anche un po’ di resistenza verso quella che a tratti mi sembrava una cornice troppo ottimistica. Su un altro fronte, infatti, come scrittore ed editor, ero abituato a confrontarmi con trame complesse, pieni di ostacoli, di battaglie, di morti e rinascite. Ero abituato a eroi che per compiere la propria missione devono necessariamente affrontare momenti difficili, devono perdere la speranza e ritrovarla e poi combattere con tutte le proprie forze.
In una frase: ero abituato a tutto ciò che di prezioso è contenuto nella teoria del viaggio dell’eroe.
Perché lo sai anche tu. Per quanto tu possa essere bravo e preparato, accade.

Accade che qualcosa non vada per il verso giusto.
Accade che il tuo obiettivo si scontri con un ostacolo apparentemente insormontabile.
Accade perfino che il tuo obiettivo perda, del tutto o in parte, l’attrattiva inziale che aveva su di te.

E allora per i testardi subentra l’ostinazione, per gli indecisi la rinuncia.
Per i più equilibrati – e mi piace pensare che tu che stai leggendo quest’articolo appartenga a questa terza categoria – un momento sano di riflessione e ridefinizione.
E in un momento come questo ho avuto l’illuminazione: quella di fondere la teoria del viaggio dell’eroe con il modello GROW.

Secondo la teoria del viaggio dell’eroe, infatti, l’eroe, in seguito a una chiamata all’avventura, abbandona la propria situazione di partenza, entra in un nuovo mondo, stringe alleanze e supera prove e ostacoli, si addestra anche grazie all’aiuto di uno o più mentori e quindi forma il proprio gruppo dei pari, affronta la prova centrale, vince, di solito in modo non definitivo, si ritrova quindi in un momento di vera difficoltà, di solito non molto prima del finale, e quindi, in un duello, o in una battaglia, raggiunge infine il proprio obiettivo.
Certo! Ho pensato. Posso dirla anche così: l’eroe abbandona la propria Reality per raggiungere un Goal, valuta le Options a sua disposizione e quindi comincia l’avventura che, come ogni buona storia, contiene tutti gli ingredienti della W: What, When, Who, Will.
La domanda quindi è: cosa non ci racconta il modello GROW? O, se vogliamo, cosa non esplicita?
Il modello GROW non ci racconta il dolore, la paura, la crisi, il dubbio, il conflitto, il cambio di rotta, l’improvvisa consapevolezza, l’illuminazione.
Per forza, potresti pensare: chi è il coach che ti dice di pianificare le tue cadute, i tuoi momenti di dolore e solitudine? Chi è il coach che gode vedendoti impaurito, perché sa che da quella paura verrà fuori qualcosa di buono?
Ora, il punto è proprio questo: quei momenti sono non solo normali, ma necessari. Ecco cosa non ci dice il GROW. Perché solo quando cadi, puoi capire che ti stai avventurando su un nuovo sentiero. Solo quando vedi il buio della notte, puoi capire che sarai tu per primo ad accendere una nuova luce. Solo quando non vedi più una via d’uscita, sai, capisci, che quella via d’uscita sarai tu a inventarla.
Essere consapevoli di un processo che comporta cadute e cambi di rotta non significa poter anticipare le cadute, poter prevedere ogni cambio di rotta. Significa essere aperti alla struttura dell’esperienza umana, fidarsi dei miti e del ciclo continuo di riti di iniziazione ai quali siamo sottoposti, spesso senza nemmeno accorgercene.
Poco tempo fa, un amico mi ha detto con tono affranto: “questa volta non so davvero più che fare”.
“Era ora” gli ho risposto. Perché sapevo che quello era il momento che stava inconsciamente aspettando. Era evidente che la sua rinascita sarebbe partita da lì. A volte poi, non si tratta di rimanere completamente privi di opzioni, scelte, energia. Si tratta di capire che non esistono portoni aperti accanto alle porte chiuse. Esistono meravigliose porte chiuse e infinite strade tutto attorno.
Quindi, scegli il tuo obiettivo, pianificalo al meglio, accogli le cadute come le frecce gialle su un sentiero di montagna. E buon viaggio.

Io, per parlarti di queste e altre mirabolanti cose, sarò fra gli Speaker del prossimo Live targato wedoIT dedicato al “Potere della Parola”. Eccolo qui:

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About Francesco Gungui

Scrittore di bestseller per Mondadori, Giunti e Rizzoli, i suoi libri hanno venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo. È anche imprenditore, book coach e consulente in comunicazione strategica aziendale, specializzato in storytelling aziendale.

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